Nella seduta di lunedì scorso, il Senato Accademico dell’Ateneo ha approvato all’unanimità il testo di una mozione in solidarietà del popolo palestinese, impegnandosi a favorire le relazioni con le istituzioni palestinesi e chiedendo garanzia di un’effettiva assistenza umanitaria nella Striscia.

Un segnale forte dopo anni di mobilitazioni. La mozione si concretizza in un contesto dove la pressione di piazza cresce da due anni e già lo scorso 30 maggio 2025, in occasione della visita del Ministro Antonio Tajani, la comunità accademica aveva sottoscritto una lettera trasmessa al Rettore e firmata da tutte le componenti della realtà universitaria – dal Personale Tecnico Amministrativo, al corpo docente e studentesco.
L’impegno dell’Ateneo
L’Università degli studi di Brescia ha deciso di impegnarsi a favorire relazioni accademiche, scientifiche e culturali con le istituzioni palestinesi; garantire attenzione alle collaborazioni accademiche e scientifiche […] verificandone la conformità ai principi del diritto internazionale e dell’etica della ricerca – con enfasi sul dual use e aziende dell’industria bellica.
UniBS nei mesi scorsi ha aderito al “Progetto IUPALS” della CRUI istituendo borse di studio per permettere a giovani palestinesi l’opportunità di studiare in un’università italiana. Per questo anno accademico ha già finanziato 3 borse di studio da 10 mila euro, ma i candidati idonei sono 24: per questo si sta attivando in collaborazione con enti, aziende, privati, crowdfunding e donazioni per coprire più borse possibili.
Non possiamo ritenerci completamente soddisfatti
Questa mozione è il primo momento di vera presa di posizione dell’Ateneo, che non possiamo non accogliere con piacere. Ma nonostante la volontà politica e le interlocuzioni con l’Ateneo che hanno portato unanimità nella votazione, non possiamo ritenerci completamente soddisfatti.
- Non si riconosce direttamente il genocidio: viene citato il rapporto ONU, ma non si fa riferimento esplicito al genocidio, per noi un elemento essenziale della condanna all’entità sionista di Israele;
- Questo testo si limita a richiedere attenzione nello stringere nuovi accordi, senza però esporsi riguardo a quelli attualmente in vigore;
- Ad oggi non esistono Università palestinesi con cui collaborare;
- Chiedere la liberazione degli ostaggi è scollegato dalla richiesta di cessare il genocidio e fuorviante rispetto al tema originale!
Crediamo che la forza di un messaggio unanime sia il primo passo per sfondare questo muro. La nostra posizione in Senato Accademico si configura anche nell’ottica di costruire l’essenziale possibilità di continuare a lavorare su un percorso che porti alla piena presa di coscienza del genocidio in atto.
La complicità dell’accademia
Le università israeliane sono storicamente complici nell’occupazione e parte dell’apparato bellico a tutti gli effetti. Esistono sedi che ospitano basi e scuole d’élite per i soldati dell’IDF, altre premiano studenti IDF e fanno ricerca dual-use. Questa simbiosi militare-accademica è una caratteristica fondamentale dell’ambiente universitario israeliano: non può essere in alcun modo ignorata né trattata con leggerezza.
Anche per questo motivo siamo riusciti a fare delle integrazioni nella mozione:
- Vogliamo che venga prevista formazione specifica comeattività curricolare a tutti i livelli per la riflessione sull’etica della scienza e della tecnologia.
- Vogliamo una revisione degli accordi accademici già attivi con industrie belliche.
- Vogliamo lo stop senza riserva all’apertura di collaborazioni con enti complici del genocidio.
Perché l’accademia e la ricerca non sono neutrali, e le studentesse e gli studenti di un’università giusta devono esserne consapevoli.
In che direzione andremo?
Crediamo nel principio di autodeterminazione del popolo palestinese e continueremo ad attivarci dentro e fuori dall’università, per lo scioglimento di tutti gli accordi tra le nostre istituzioni e gli enti coinvolti nell’economia del genocidio sionista – istituzioni e industrie belliche. Per questo lotteremo anche nei dipartimenti per chiedere la cessazione immediata di tutti gli accordi attivi.
C’è ancora tanto da fare. Vogliamo costruire un’università democratica e accessibile costruita su giustizia sociale, diritti umani e solidarietà tra popoli, non vogliamo vivere in una realtà che è complice di un genocidio. Per una Palestina libera dall’occupazione.
WGB
